Tutti per Salvati

Michele Salvati esamina il problema del meccanismo elettorale ponendo con chiarezza tre obiettivi cui dovrebbe corrispondere “(a) coalizioni di governo forti, con una sufficiente maggioranza; (b) coalizioni centripete, non attraversate da contrasti interni insanabili; e (c) coalizioni potenzialmente alternative, che diano agli elettori una effettiva possibilità di scelta tra grandi orientamenti ideali”.
15 MAR 12
Ultimo aggiornamento: 08:25 | 17 AGO 20
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Michele Salvati esamina il problema del meccanismo elettorale ponendo con chiarezza tre obiettivi cui dovrebbe corrispondere “(a) coalizioni di governo forti, con una sufficiente maggioranza; (b) coalizioni centripete, non attraversate da contrasti interni insanabili; e (c) coalizioni potenzialmente alternative, che diano agli elettori una effettiva possibilità di scelta tra grandi orientamenti ideali”. La seconda di queste condizioni, il carattere “centripeto” delle coalizioni però appare piuttosto discutibile, non in sé, ma come carattere obbligato di un sistema elettorale, che in quanto tale dovrebbe essere neutrale, non tale da predefinire la soluzione politica, che altrimenti avrebbe una sorta di carattere di “regime”. Peraltro l’idea che siano utili solo “coalizioni moderate” sembra troppo segnata dalla contingenza politica attuale.

Non è facile definire “moderata” Margaret Thatcher e certo non lo era allora il suo antagonista Old labour. A leggere i loro ultimi discorsi elettorali, si fatica a distinguere certe posizioni protezionistiche di Nicolas Sarkozy da quelle di Umberto Bossi e il giustizialismo fiscale di François Hollande sembra più radicale di quello di Nichi Vendola. Il ragionamento di Salvati, che ammonisce sull’esigenza di non illudersi sulla brevità della crisi e sottolinea che ci sarà ancora bisogno per anni di una politica di rigore e di riforme è fondato e anche la conseguenza che ne trae della improponibilità in questa fase di coalizioni a traino radicale. Le leggi elettorali, però, non dovrebbero funzionare per una sola e specifica stagione.

In ogni caso è importante che la fase politica attuale di tregua coatta e di dissoluzione tendenziale delle coalizioni precedenti, che Salvati considera forse un po’ troppo severamente come intrinsecamente incapaci di assicurare un livello decente di governabilità, evolva nella direzione di una comune assunzione di responsabilità nazionale, reciprocamente riconosciuta. E’ solo all’interno di un sistema politico che abbandoni la delegittimazione reciproca come sistema di costruzione delle alleanze che si può realizzare una competizione virtuosa tra prospettive politiche alternative o arrivare a convergenze quando è necessario. Anni fa Salvati indicò nel “modello spagnolo”, nel superamento della contrapposizione ideologica tra postfranchisti e antifranchisti un modello da seguire. Era un’intuizione giusta, da applicare anche alle attuali circostanze.